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TEREGLIO FRA NEBBIE ED ACQUA servizio di Claudio

16/05/2011

a cura di Claudio Landucci

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Ma il cielo è blu sopra le nuvole........
Saltate le corse del fine settimana, non rimane che gettarci in una tapascionata domenicale, oggi siamo ospiti in quel di Tereglio piccolo borgo del comune di Coreglia degli Antelminelli.
Col pensiero martellante della canzone dei Pooh il cui titolo è in apertura mettiamo i piedi fuori dall' uscio, la giornata è da tregenda, cielo cupo pioggia e nebbia che ci impedisce di godere appieno della bellezza delle montagne che ci si parano innanzi, ben altra cosa rispetto le soleggiate giornate della settimana testè trascorsa.
Ma il convento questo passa, non sarà la pioggia a rovinarci l' ennesima giornata di sport e divertimento, spiace ovviamente per gli organizzatori di questa passeggiata o per meglio dire "scarpinata Tereglina che già non gode troppo dei favori dei podisti, essenzialmente presumo per la mancanza di parcheggi. Causa  la domenica dedicata all' ennesima tornata elettorale, oggi il ritrovo non è più alla scuola elementare ma nel parcheggio principale del paese, forse una soluzione migliore della precedente anche se questo comporta un ulteriore aggravio agli abitanti del paese che devono anche loro parcheggiare in altri lidi.

 

 

(il buio aspettava Claudio)

(immagini da lunga notte all'addiaccio)

(la bellezza di Tereglio e della Fegana)

 

 

(purtroppo gli ombrelli preannunciano una corsa che sarà un'impresa)

(ma qui sta il bello)

 

(Tereglio dorme ancora, ma la torre vigila)

 

(vecchi portali di pietra serena)

(pergole su vecchi lastricati: immagini di un mondo che credevamo perduto)

(la fontana)

 

 

(la vecchia stazione dove si cambiavano i cavalli, sulla Via Ducale, quando ....)
Anche se non siamo in un ottimo stato di forma decidiamo comunque di azzardare il percorso lungo ben sapendo che saremo costantemente sotto gli strali di madre natura ed almeno io sperando che l' acqua di Maggio che un vecchio adagio recita" rendere belli" sortisca un qualche benevolo effetto sulla mia persona, speranza che mi porto appresso fin dall' infanzia, quando mia madre me ne decantava le taumaturgiche virtù, haimè gli anni sono passati, così come molta acqua mi è scivolata addosso incurante del vecchio detto popolare e continuando invece la sua dispensatrice fonte di vita.
Scusatemi queste riflessioni, dette a voce bassa ma la giornata di per se malinconica lascia trasparire pensieri che niente hanno a che vedere con il correre, ma ogni tanto è bello anche sentirsi malinconici, poco è il tempo che dedichiamo a guardarci intorno, per vedere e scoprire cose che in giornate soleggiate ci scorrono via, oggi gran parte della vista è filo terra, a guardare dove mettere i piedi per non ritrovarci a fare capitomboli non necessariamente preventivati.

 

 

 

(ombre lucenti nel buio del mattino)

 

(fiori come pietre preziose)

 

(il moderno e l'antico)

 

(il cielo è blu sopra le nuvole)

 

(si stringe i denti e la maglietta per evitare lo scivolamento delle gocce d'acqua lungo la schiena)

 

(porte nere come occhi vuoti)

 

(le acque che vengono dall'Orrido)

 

(nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura che la dirita via era smarrita....)

 

e questo cos'è?

 

subito la risposta... e l'altezza

 

i ricordi di ieri illanguidiscono nell'acqua che casca

 

(ecco la bella marginetta dove.....)
Siamo pochi, maledettamente pochi sul percorso della lunga, sarà perché siamo partiti verso le otto e quindici, più probabilmente il tempo inclemente ma incontreremo solo una decina di pazzi come noi tra i quali una coppia di Inglesi, la prima parte, tutta su insano asfalto non lascia trasparire niente di che, poi giriamo a destra ed uno scosceso sentiero ci conduce fino all' Orrido di Botri o almeno nei pressi, la bellezza delle sue pareti corrose da secoli di passaggio dell' acqua e da cui si intravede il cielo non ci è dato di vedere, la strada risale incessante ancora su asfalto, fino ad un altra deviazione, stavolta a sinistra (parcondicio) e siamo nuovamente su sentieri resi sdrucciolevoli da una pioggia che adesso è veramente battente, la nebbia e la fitta vegetazione non ci fanno vedere oltre i 10 metri, di quando in quando qualche addetto alla nostra sicurezza ci si para innanzi per sincerarsi che tutto vada bene, è tutta gente che conosciamo per i lunghi trascorsi da villeggianti,(io) e residenti (Caterina, per la casa dei nonni),arriviamo al penultimo ristoro  posto in località acqua buona, uno scambio di saluti coi ragazzi ivi alloggiati e che si sono ben protetti dalle intemperie e riprendiamo il nostro peregrinare, da qui sarà tutta discesa su piccoli sentieri costeggiati da un filare di filo spinato residuo di protezione messo anni addietro dai guarda boschi a difesa di rimboschimento, altri tempi quelli in cui si festeggiava la giornata degli alberi in cui si piantavano nuovi arbusti, arriviamo a Foce Cavallaio dove una cappellina fà bella mostra di se in cui fino ad alcuni anni fà vi era una terracotta del Della Robbia asportata notte tempo da mani sacrileghe e rimpiazzata da una forse meno valorosa (in termini di danaro) copia ma che per la fede non sortisce differenza.

 

(lo copia della maiolica del Della Robbia rubata )

 

 

(queste sono foto di quello che vedevano e vivevano i nostri nonni: quasi ci sembra di rivederli con la loro giacca sgualcita, togliere un fiasco senza veste dal loro tascapane...)

 

(i dolci fiori di acacia, lacerati e inzuppati d'acqua, impreziosiscono la vallata)

 

 

(il vessillo milanista: rendiamo omaggio ai più forti)

 

 

(ma vorremmo tornare da Tereglio con questa immagine come ricordo)
Proseguiamo ed arriviamo all' ultimo avamposto con piccola refezione in cui un bel falò tenta di riscaldare intirizziti addetti a quel ristoro, ancora pochi Km e saremo nuovamente da dove siamo partiti, tre ore per percorrere i circa 18 Km del percorso anche se il tempo di percorrenza escluse le soste per foto (bruttine) sarà di 2 ore e 34 minuti,arriviamo ed è quasi tutto sgomberato, giusto il tempo di ritirare il pacco gara, un rapidissimo ristoro e via verso casa per toglierci da dosso i capi veramente lezzi.
Vogliate scusarmi se tra le foto vi è anche una stupenda bandiera del Milan, ma è la mia squadra del cuore, fin dall' infanzia, unica anomalia di questa squadra per me che sono cattolico  è l' avere il Diavolo come emblema ma io lo considero un ammonimento perenne che il male esiste ed anche noi ne siamo parte.
Claudio Landucci

 

Complimenti Claudio, un servizio fenomenale che denota il tuo animo sensibile!!!